Slurp / Campbell’s Soup Cans Andy Warhol

‘G + G’ utilizza effetti speciali per manifestare la reazione emotiva di chi guarda di fronte a un’opera d’arte. Allo stesso tempo, le luci al neon richiamano e celebrano l’arte concettuale contemporanea di maestri come Dan Flavin e Joseph Kosuth.

Gulp / Bagno Turco-Jean-Auguste-Dominique Ingres Pippo
Smack smack / Il bacio – Francesco Hayez Topolino Banksy
Zzz / La camera di Vincent ad Arles, collezione
‘Son et lumière

Se il mondo continua a dirti che non sei abbastanza bravo, sano, liscio, in forma, produttivo, positivo o zen, è ora di chiederti cosa diavolo c’è che non va nel mondo’!

Già Virginia Woolf se lo era chiesto…’la vita di chi non beve, non fa sesso e non fuma non dura più a lungo (ma in certi casi sì, aggiungo), sembra solo che duri di più. Secondo Denys ‘la gente si aspetta troppo dalla vita, la filosofia della plasmabilità del mondo ha vinto, le persone pensano di poter controllare tutto e perciò non riescono più ad accettare una sconfitta’. (l’ossessione della felicità)…

Gli Oggetti Ironici,

innescano una relazione di complicità tra chi li ha pensati e progettati e chi ne coglie il senso e l’intelligenza. Regalano un piacere intenso e profondo che dura nel tempo, come un’amicizia o un amore. Sono magici, perché innescano una relazione, un riconoscimento tra chi li ha pensati e progettati e chi li vede li usa li tocca li vive. Ci sono codici e linguaggi da decifrare e interpretare, e più questi sono sottili intelligenti acuti ricercati, maggiore è la soddisfazione e il piacere del fruitore dell’oggetto.

L’ironia viene definita etimologicamente parlando, come finzione dissimulazione della realtà. David Foster Wallace la considerava uno dei caratteri fondanti nella cultura del postmoderno, sottolineando come il continuo ed eccessivo ricorso all’ironia all’autoironia e al sarcasmo, destabilizzi la società, deteriorando un elemento cardine del vivere collettivo: l’empatia.

Forse nel design può essere il contrario: un atto di sabotaggio del reale, necessario al mantenimento dei caratteri vitali nel nostro ambiente, e alla generazione di nuovo spazio di libertà del pensiero. Con logica, invertire la consuetudine ma con estremo rigore. Portare leggerezza senza perdere di vista la necessità di dare un senso e un significato alle cose. Come nel lavoro di innovazione e simpatia che Munari progettò nel 1945: la Sedia per visite brevissime. Perfetta per ascensori, visite di nuore, suocere ed ex amanti, la Zanotta Singer 5000 è dotata di schienale alto e seduta corta per uno spessore di soli venti centimetri.

‘È nel proprio mestiere che uno rivela il suo modo di vedere le cose…’ Isay Weinfeld. Esiste il buon gusto o il cattivo gusto, ma un gusto personale. E naturalmente, il lavoro viene meglio se l’architetto e il cliente tendono ad avere gli stessi gusti e valori.

Il gusto è il mezzo con cui conosciamo la bellezza e godiamo di cose belle.  Materia trattata, soprattutto in riferimento al ‘senso’ legato al corpo, nel saggio di Agamben: ‘il sapere che non si sa e il piacere che non si gode’… ma il sapere, deriva etimologicamente dal sapore, tramite il gusto distinguiamo il sapore dei cibi, così come lo studioso ha la capacità di conoscere le cose e le loro cause’… E’ con la vista e l’udito che generalmente godiamo delle opere d’arte, ma quando c’è da discutere sul loro valore e soprattutto sulla capacità di saperlo apprezzare, subentra il gusto. ‘Non si può degustare un’opera d’arte come tale, perché il gusto non lascia l’oggetto libero per sé, ma ha a che fare con esso in modo realmente pratico, lo dissolve e lo consuma’, scriveva Hegel.

Con il cattivo gusto, la mia idea parte dall’ascolto dell’aspetto più evidente che mi interessa, legato alla mia conoscenza-formazione-sensibilità del ‘buon gusto’ cioè quello che per sensazione visiva riguarda un elemento  fondamentale della personalità: l’immagine dell’essere e dell’apparire legato al comportamento-educazione-reazioni del concetto estetico cosciente e vigente con il senso di dignità’. Al primo posto del ‘non gusto’ metto la volgarità in tutte le sue forme!

Il cattivo gusto, come ricordava Gillo Dorfles nel suo ‘Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto’  (1968) è anche una questione di mancanza di cultura, di carenza di sapere. Tranne in quei casi in cui è consapevole e si eleva a categoria artistica, frequentata ed esplorata a partire dal ‘900, da Dalì a Warhol, a Ontani e Jeff Koons, fino ai tanti collezionisti che alla paccottiglia, per il semplice fatto di collezionarla, danno dignità, stendendoci sopra una mano di vernice invisibile ma dal valore incalcolabile ‘la vernice della scelta cosciente’.

Kitsch: ‘come espressione del cattivo gusto e come parte integrante dell’arte stessa, manifestandosi ovunque. Di solito, un fenomeno che diventa moda stravolge mortifica e banalizza estende uno stile, amplifica un pensiero fino a perderne l’ origine. Diventa appunto kitsch, che è più una categoria estetica che esistenziale, che può coinvolgere la sensibilità personale, dal punto di vista delle scelte e dei giudizi’…’il kitsch è un’ esibizione di conformismo’ … ‘Ci deve essere sempre del gioco, in qualsiasi tipo di creazione. In molta arte moderna io non vedo alcun divertimento. La mancanza di un comune denominatore nell’arte di oggi permette una tale libertà d’azione che la trasgressione non è quasi più possibile’. ‘Mentre la cultura pop è stata senza dubbio un momento positivo, in cui la mescolanza tra industrializzazione e posizioni beat ha dato risultati apprezzabili, il postmoderno ha dato risultati negativi sia in architettura che nelle sue altre forme. Oggi siamo a livello di trovate’.

Una provocazione trattata anche da Marco Belpoliti (dal giornale ‘Espresso’),  il Kitsch è oggi, complici social e nuovi media, l’unica estetica in grado di funzionare a livello globale… Marx sosteneva che nella storia gli eventi si ripetono: la prima volta sotto forma di tragedia, la seconda di farsa… Siamo immersi in una farsa che può evolvere in tragedia e in tutto questo il gusto sembra avere un ruolo importante, o almeno fungere da indicatore e sintomo. Per Hermann Broch, l’essenza del kitsch consisteva nello scambio tra una categoria etica e una estetica, mentre oggi non è più cosi. La parola stessa ha un’origine altrettanto incerta.’Esprime una sensibilità, che ha la sua forma nell’eccesso, nell’innaturale, nell’artificiale’. Secondo alcuni, la parola kitsch deriverebbe dall’inglese sketch, ‘schizzo’, con la consuetudine che avevano nell’Ottocento i turisti inglesi di comprare quadri e riproduzioni a poco prezzo nei mercatini; per altri invece verrebbe dal verbo tedesco kitschen: ‘raccogliere fango per strada’ o anche ‘spacciare mobili nuovi per antichi’… il kitsch comunque è sempre esistito fin dall’antichità e non è solo una realtà moderna.

Oscar Wilde profeta del dandismo ottocentesco, esprime un gusto che ha pervaso molti aspetti dell’estetica contemporanea. Lo sviluppo industriale (8oo’- 900’) ha trasformato questo fenomeno di nicchia in una esperienza di massa. Nella seconda metà del Novecento, si è trasformato nella ‘grammatica culturale del ceto medio’, descritto nel saggio ‘Il kitsch’ di Andrea Mecacci. Il cattivo gusto è diventato un linguaggio estetico autonomo da cui non si può più prescindere’. Alla fine degli anni Sessanta, con l’inizio del Post-moderno, s’ibrida e si trasforma in pop-kitsch. La falsificazione diviene l’autenticità e la copia il modello. Abrahm Moles  (anni Settanta) ha scritto che tre sono i fenomeni che producono il kitsch alla fine del XIX secolo: la predominanza degli oggetti, il culto della bellezza e il consumismo. Una miscela che deflagra le categorie estetiche tradizionali. All’inizio degli anni Ottanta diventa un vero e proprio ‘metodo di lavoro’; il designer Alessandro Mendini lo chiama ‘progetto amorale’. Uscito dal limbo piccolo-borghese, dalla definizione limitante di ‘cattivo gusto’, s’impone attraverso il movimento Memphis di Ettore Sottsass come lo stile estetico del decennio.

Un’altra forma d’estetismo, che non punta sulla bellezza o il cattivo gusto ma sull’artificio e la stilizzazione, sono i film di Almodóvar… Milan Kundera nel ’Insostenibile leggerezza dell’essere’ sostiene che ‘questo kitsch è ciò che permette di eliminare dal campo visivo, tutto ciò che è intollerabile e inaccettabile. Non sarebbe altro che la negazione della merda’. Parla di ‘dittatura del cuore’ ed espone la teoria della ‘seconda lacrima’: ‘il sentimento del sentimento che provoca commozione. Una falsa liberazione dagli impicci della vita quotidiana trasferita sul piano del gusto’.

Dal Kitsch al Trash:

Labranca ha sintetizzato le cinque caratteristiche del trash: ‘assoluta libertà del proprio gusto, contaminazione, incongruità, massimalismo, ed emulazione fallita. La nuova estetica se ne frega della cultura alta. Usando la categoria della parodia, l’intero universo culturale tradizionale viene stravolto. Il trash prende sostanza nell’apparire, nel gusto trasversale, nel ‘dire le cose in faccia’… Il trash è senza dubbio contagiato dal kitsch, che sembra possedere una forza estetica e pervasiva superiore.
Fulvio Carmagnola sostiene che a dominare oggi è la performance, il passaggio dalla ‘contraffazione alla coazione’. I grandi sistemi mediali costringono i fruitori contemporanei nella camicia di forza dell’Arte: tutto è estetico e tutto è contemporaneamente kitsch. A dominare negli ultimi vent’anni è il godimento, una categoria che Kant aveva escluso dal piacere estetico… 

Non si desidera più una ‘cosa’, oggetto o gadget. Ma il come desiderare

Il cattivo gusto mantiene una sua primaria e basilare riconoscibilità, che ci attrae irresistibilmente, con i dispetti estetici…

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